La riduzione dell'orario massimo a 37,5 ore settimanali è diventata uno dei dibattiti lavorativi più rilevanti degli ultimi anni. Al di là del titolo, ciò che conta per un'azienda con turni è capire il "come": come si coprirebbe l'operazione, come si misurerebbe l'impatto e quali leve esistono per non perdere servizio né esaurire il team.
1) Cosa è successo con la proposta delle 37,5 ore nel 2025
Nel 2025, il dibattito è arrivato al Congresso, ma il processo parlamentare non è avanzato come previsto. Il 10 settembre 2025, la proposta è stata restituita al Governo dopo l'approvazione di emendamenti alla totalità, il che ne ha bloccato l'iter. Ciò non significa che il tema sia scomparso: significa che, a livello normativo, non si è consolidato in quella sede.
Per le HR e le Operazioni, la lettura pratica è: non c'è stato un cambiamento automatico nell'orario massimo per quell'iniziativa, ma è rimasto chiaro che esiste una pressione sociale e politica per rimettere il tema sul tavolo, sia attraverso nuove proposte, negoziazione sociale o accordi settoriali.
2) Perché potrebbe tornare (e in quali formati)
La riduzione dell'orario può tornare come una nuova iniziativa legislativa, come una riforma parziale collegata ad altre misure (ad esempio, il registro orario digitale) o come avanzamento tramite contratti collettivi. Di fatto, molte aziende vivono già orari inferiori a 40 ore in determinati settori grazie alla contrattazione collettiva.
Ciò crea uno scenario misto: anche se non ci fosse una legge generale, possono esserci cambiamenti per settore o per azienda. Prepararsi non è "indovinare la norma", è guadagnare capacità di adattamento: sapere quante ore si lavorano realmente, dove si concentrano e quale parte è inefficienza rispetto alla necessità di copertura.
3) Impatto sui turni: esempio semplice in un'operazione 24/7
Immagina un centro che necessita di 24/7 con un minimo di 5 persone per turno. Se oggi copri con contratti a 40 ore e domani l'orario massimo scende, il numero di ore disponibili per persona si riduce. Se non cambi nient'altro, dovrai ridistribuire i quadri orari, aumentare il personale o adeguare il servizio.
La preparazione inizia dai numeri base: ore di copertura necessarie a settimana, ore contrattuali disponibili e ore straordinarie reali. Con un sistema di registro e pianificazione, puoi simulare scenari (37,5 ore, 38 ore, 4 giorni) e vedere l'impatto prima che diventi un'urgenza.
4) Leve per assorbire la riduzione senza perdere servizio
La leva più sottovalutata è la pianificazione per domanda: adeguare la copertura per fasce orarie invece di ripetere sempre lo stesso pattern. Molte operazioni hanno sovracopertura nelle ore di bassa attività e sottocopertura nei picchi. Correggere questo riduce le ore straordinarie e migliora il servizio anche senza aumentare il personale.
Un'altra leva è la produttività "non umana": processi, strumenti ed eliminazione di attività amministrative. Ad esempio, digitalizzare le richieste, automatizzare le approvazioni ed evitare di rifare i quadri orari ogni settimana libera ore ai responsabili intermedi e riduce gli errori che generano rilavorazione.
5) Checklist di preparazione (senza aspettare cambiamenti ufficiali)
Prima, misura: timbrature reali vs quadro orario, ore straordinarie, anomalie e assenteismo. Secondo, definisci le regole: cambi turno, correzioni, banca delle ore e riposi. Terzo, simula gli scenari: cosa succede se riduci 1 ora settimanale per persona e dove si rompe la copertura.
L'approccio win-win è chiaro: se arriva una riduzione dell'orario, un'azienda preparata si adatta con i dati, non con l'improvvisazione. E anche se non arriva, la preparazione lascia vantaggi immediati: meno conflitti, migliore copertura e team meno sovraccaricati.
